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18 Aprile 2015 - Interviste - Direttori Versione stampabile
Un direttore a stelle e strisce: Armando Saldarini
Il primo maestro d’Italia laureato in direzione di fiati negli Stati Uniti: dalle prime note con la tromba nella banda del paese fino al dottorato negli USA

Un direttore a stelle e strisce: Armando Saldarini

Il maestro Armando Saldarini ha ereditato la passione per la musica da uno zio fin da quando aveva sei anni. In quinta elementare è entrato nella banda del suo paese, Moltrasio, in provincia di Como, suonando la tromba, strumento che lo ha accompagnato per tutta la vita. Tra il 1990 e il 1995 si è diplomato in Tromba e in Didattica della Musica presso il conservatorio “Giuseppe Verdi” di Como e, nel 1997, in Direzione d’orchestra di fiati e Fanfare al conservatorio di Rotterdam, Olanda. Nel 2011 ha ottenuto il Master in Music Instrumental Conducting in Minnesota e lo scorso dicembre ha conseguito il dottorato nell’Arte musicale (DMA), con specializzazione in Direzione d'orchestra di fiati presso la University of Southern Mississippi.
Come trombettista ha collaborato con numerose e diverse formazioni strumentali, affrontando generi e stili diversi che hanno arricchito il suo bagaglio culturale. In campo didattico ha maturato una notevole esperienza grazie ai numerosi anni d’insegnamento presso scuole di tutti i livelli, dalle primarie all’università. Tra i suoi progetti più significativi rivolti ai giovani strumentisti si ricordano la fondazione della banda giovanile di Besana Brianza e di Triuggio, formazioni che hanno entrambe ottenuto lusinghieri riconoscimenti ai più importanti concorsi italiani di categoria. Come direttore ha diretto gruppi bandistici e orchestrali sia in Europa che negli Usa, riscuotendo critiche positive e ottimi risultati tra cui il primo premio al concorso mondiale per direttori d’orchestra di fiati “Windmaker 2006” di Vienna. Saldarini è organizzatore di iniziative ed eventi come la “Veniano Wind Orchestra” (1998), cofondatore della federazione Bandistica di Como (2000), direttore artistico del Festival bandistico internazionale di Besana Brianza (dal 2001 al 2009), ideatore e promotore del progetto musicale “Summer Wind Band” (dal 2010) e del Club Culturale Musica Viva! di Triuggio (2014) di cui è direttore artistico.
Attualmente Saldarini, che vive in Brianza, dirige il Corpo musicale Santa Cecilia di Triuggio e l’associazione Musicale Gaudenzio Dell’Oca in Valtellina; spesso viene chiamato in giurie per concorsi bandistici nazionali e internazionali.

Dr. Saldarini, a 43 anni ha deciso di rimettersi in gioco ed è partito per gli USA, dirigendo bande universitarie e arrivando a conseguire il dottorato in direzione d'orchestra di fiati, prestigioso titolo che in Italia non esiste. Come è nata questa idea? Cosa le ha dato l’esperienza negli Stati Uniti?
L’idea di recarmi negli Stati Uniti é nata principalmente dalla consapevolezza che quel Paese é storicamente il leader in campo bandistico. Benché in passato avessi già studiato all’estero, in Olanda, volli rimettermi in gioco, ancora una volta, per vedere e provare di persona il sistema educativo, organizzativo e gestionale delle scuole americane, in particolare delle università. Il mio obbiettivo principale era quello di fare il maggior numero di esperienze possibili; esperienze che non avrei mai potuto fare nel mio paese. Ho vinto una borsa di studio che mi ha permesso di recarmi alla Saint Cloud State University in Minnesota dove ho conseguito il Master in Instrumental Conducting. Successivamente, ho vinto l’audizione e la relativa borsa di studio alla University of Southern Mississippi dove mi sono laureato con una tesi di dottorato sull’opera per quattro voci e wind ensemble “Blue Mountain” di Justin dello Joio: opera poco conosciuta, ma di valore assoluto. Dovevo rimanere negli USA solo un anno ma sono diventati quattro; quattro anni fantastici sotto il profilo sia umano che professionale. Ho potuto incontrare grandi strumentisti come Wynton Marsalis e Allen Vizzuti, grandi direttori tra i quali Mark Scatterday e Jerry Junkin, e anche importanti compositori come Brian Balmages e Donald Grantham.
La mia esperienza negli States non si é limitata all’educazione e all’approfondimento musicale ma, avendoci trascorso un lungo periodo, ho avuto modo di respirare lo stile di vita, gli usi e i costumi di quella nazione. Ho incontrato moltissime persone con le quali ho stretto un legame d’amicizia sincera. Essere invitato dalle famiglie per Thanksgiving, andare in compagnia nei locali per mangiare dell’ottima carne e bere della buonissima birra, giocare a pool (biliardo con palle numerate), tuffarsi nei laghi del Minnesota, parlare e sognare in inglese, ecc., sono state tutte esperienze che mi hanno dato molto, arricchendomi sia come professionista che, e soprattutto, come essere umano.
Il fatto che avessi 43 anni ha reso sia la partenza che la permanenza negli States un pochino problematiche e non prive di grossi sacrifici. Tuttavia, ho sempre sostenuto che il processo di crescita personale e professionale non si conclude mai, c’é sempre qualcosa da imparare. Colgo l’occasione per ringraziare la mia famiglia, la mia compagna e gli amici, quelli veri, che mi hanno sempre sostenuto e mi sono stati vicino.

Che differenze ha notato tra il movimento bandistico americano e quello italiano? Come viene considerata la banda nella cultura USA? Ci sono rilevanti differenze di livello?
Le differenze sono notevoli e molteplici. Generalizzando, considerando che non abbiamo paginate di spazio dove scrivere tutto, potremmo dire che le differenze sostanziali le troviamo in ambito scolastico. In quasi tutte le scuole americane, dalle primarie alle università, la qualità dell’educazione musicale é di buon livello e, soprattutto, agli studenti viene offerta la possibilità di frequentare la classe di coro, d’orchestra o di banda. Si consideri che oggi, a parte qualche felice realtà che, faticosamente, sta tentando di cambiare e innovarsi, nei conservatori italiani non esiste la classe di wind ensemble o insieme bandistico che dir si voglia. Questo dimostra che negli USA, oltre a una forte e radicata tradizione bandistica, esiste la consapevolezza che la banda, al pari dell’orchestra, è un’esperienza educativa valida e formativa.
La recente crisi economica ha costretto il governo centrale a ridurre gli investimenti nel settore culturale (tutto il mondo è paese!). Tuttavia, il sistema continua ad investire conferendo borse di studio a studenti meritevoli che di conseguenza studiano musica e suonano nei vari ensembles scolastici.
In Italia si fa più fatica perché in generale non si investe nella cultura, nella musica ancora meno e nelle bande l’investimento è pressochè nullo. Il nostro mondo bandistico é prevalentemente legato alle bande amatoriali che, con molta fatica, stanno lavorando duramente per migliorare il loro livello qualitativo. Nel nostro paese ci sono fantastiche realtà che si esprimono ad altissimo livello.

Come giudica il movimento bandistico italiano? Quale sarà il suo futuro sviluppo?
Lo sviluppo del movimento bandistico italiano paga l’immobilità che ha avuto per decenni. Le bande sono rimaste ancorate alla tradizione che, seppur assolutamente valida e di valore, ha inchiodato le bande per lungo tempo alle trascrizioni e alle marce sinfoniche. Ricordo che quando entrai in banda negli anni Settanta, il repertorio bandistico era totalmente basato sulle trascrizioni. Da circa trent’anni le bande hanno iniziato un percorso di rinnovamento. Comunque, come ho detto prima, in Italia ci sono tante realtà di tutto rispetto che hanno un’importante valenza artistica e culturale e il gap, rispetto ai paesi leaders come Olanda, Stati Uniti e Giappone, si sta riducendo. Credo che la qualità media delle bande italiane si sia decisamente elevata. In merito al futuro non saprei. Forse ci vorrebbe una spinta politica importante, che riconosca alle bande l’importante ruolo culturale-educativo che svolgono all’interno delle comunità.

Lei ha vinto il concorso mondiale Windmaker 2006, un concorso per direttori di banda. Cosa ci racconta in merito?
Un mio amico olandese mi segnalò il concorso il giorno della chiusura delle iscrizioni. Mandai immediatamente una raccomandata e tutta la documentazione necessaria, scusandomi per il ritardo. Pensavo che non mi avrebbero nemmeno preso in considerazione. Invece, dopo qualche tempo ricevetti la notizia che ero stato selezionato tra i settantacinque partecipanti provenienti da diciassette paesi. Cominciammo le fasi del concorso e quando vidi tra i selezionati candidati come Miro Saje (più volte nominato miglior direttore al concorso di Riva del Garda) e Cynthia Johnston Turner (docente alla Cornell University Wind Ensemble) pensai che molto presto avrei potuto visitare la bellissima Vienna. Così non fu. Giunsi in finale proprio con Miro Saje e un bravissimo giovane Christian Rander. Vinsi. Ammetto che fu un’enorme soddisfazione!

Cosa pensa dei concorsi, dei festivals e di tutte le iniziative che mettono a confronto le varie realtà bandistiche?
Ritengo che il confronto e il dialogo siano inestimabili risorse che stimolano la voglia di crescere e il desiderio di sviluppare sempre nuovi percorsi quindi, ben vengano tutte quelle iniziative che mirano a far incontrare le varie formazioni bandistiche. D’altro canto, ritengo che ci siano ancora problemi con i concorsi; dico ancora perché questo é un annoso problema mai risolto, e forse, irrisolvibile. Purtroppo ci sono direttori che pur di vincere e migliorare il proprio curriculum non esitano a “farcire” le proprie bande con “professionisti” per partecipare ai concorsi. Insomma, sono direttori a cui “piace vincere facile” ma che, così facendo, non contribuiscono alla crescita dei loro gruppi e screditano il lavoro degli “onesti”.
Con le mie bande ho partecipato a molti concorsi, qualche volta ho vinto e atre volte no, comunque ho sempre partecipato onestamente. Ci sono direttori che hanno partecipato a concorsi solo con “superbande”, magari non vincendo nemmeno, e poi vanno in giro a spiegare come si dirige, come si gestisce e come si fanno crescere le bande amatoriali. Come si dice, l’Italia é il paese dove tutti sono allenatori della nazionale! Naturalmente, apprezzo molto il lavoro che i direttori svolgono con queste “superbande” quando vanno a confrontarsi con le loro pari nelle categorie più alte dei concorsi (superiore ed eccellenza).

Il Club Culturale Musica Viva! della quale é Direttore Artistico, che scopo ha?
Sono molto orgoglioso del progetto Club Culturale Musica Viva! che abbiamo realizzato a Triuggio. La musica é il motore principale di tutte le nostre iniziative e, partendo proprio dalla musica, puntiamo a coinvolgere altre realtà associative del territorio e non, in modo da realizzare eventi che stimolino l’ambiente da un punto di vista culturale e soprattutto che sveglino le coscienze e stimolino la curiosità dei cittadini.



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